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ll 2 aprile è la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo.

In questi anni ci sono state tantissime iniziative in tutto il mondo per cercare di richiamare l’attenzione sui diritti delle persone con autismo. Ma quest’anno è decisamente diverso: La vita di tutti noi è stata investita dallo tsunami che porta il nome coronavirus.

Il mondo dell’autismo è ancora tutto da esplorare, ancora oggi non si sanno bene quali siano i limiti e a quali servizi sociali rivolgersi, tenuto conto che rispetto ad altri handicap molto spesso non ci si sa come comportare.

Tutte le persone con disabilità intellettiva hanno dovuto subire, dall’oggi al domani, un cambiamento di routine, senza capire perché o poter essere accompagnate in questo momento. Tutto ciò, ha generato in loro un gravissimo senso di disagio e frustrazione. Parliamo di una situazione drammatica. L’educazione di un bambino con autismo comporta un lavoro intensivo e qualificato, che richiede una preparazione puntuale, un percorso lungo ed estenuante e la mancanza di continuità rischia di vanificare il lavoro di abilitazione fatto.

Per i soggetti più grandi, che ancora vanno a scuola o sono inseriti in dei centri o in attività di vita indipendente, si interrompe quella quotidianità, quella routine, quel contatto con i compagni, con le educatrici, essenziale per la socialità e l’integrazione. Il carico di questa disabilità invalidante sta esaurendo le famiglie che aggiungono lo stress dell’emergenza a tormenti presenti quotidianamente, da sempre. Tra le paure più pesanti, la possibilità di ammalarsi e ritrovarsi in ospedale con il dramma di chi possa seguire il proprio figlio o figlia o, ancora peggio, vedere ricoverato il ragazzo disabile.

In questo 2 aprile, c’è quindi poco da celebrare.

Nel momento in cui si spegneranno le luci ed i palloncini blu saranno volati via, il successo sarà decretato dall’aver raggiunto dei progressi attraverso iniziative concrete e in grado di fornire nuovi servizi, interventi sanitari necessari, nuovi spazi, luoghi e ambienti idonei ad una integrazione reale, concreta e civile.

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